Orgoglio degli italiani in Brasile. È stata una sofferenza. Minuto dopo minuto. Poi, la gioia infinita. L’allegria, il carnevale, il batticuore: il mio Palmeiras, superando, a Montevideo, il Flamengo per 2-1 ai supplementari, ha vinto per il secondo anno consecutivo la Copa Libertadores, che è la Champions League del Sudamerica. E, così, come per incantamento, sono tornato bambino, alla mia infanzia brasiliana, a San Paolo, orgoglioso figlio nipote e pronipote di migranti veneti.

Era piccola tanto da essere soprannominata “passerotto”, non era bella secondo i canoni tradizionali, era ribelle ed inquieta, con due grandi occhi espressivi e troppo spesso tristi, era senza fortuna né sicurezze che le dessero qualche minima certezza, qualche riferimento per vivere. Era figlia della vita, di quella vita di cui ha conosciuto tanti volti, forse troppi e che l’ha ferita, risanata, fatta sperare, ridere e piangere fino a morire.

La trasformazione digitale non ha confini per definizione. Si muove velocemente e in modo trasversale all’agire umano.
Non è né buona né cattiva. Dipende da come la si gestisce e da come la si usa e le parole chiave per interpretarla alla
fine sono quelle che accompagnano da sempre l’umanità nel suo cammino: responsabilità e fiducia.

O più semplicemente Marina Cicogna. Una vita all’insegna dell’eleganza, questo è quello che emerge assistendo ad uno straordinario docufilm firmato da Andrea Bettinetti con il produttore Riccardo Biadene e distribuito da Cinecittà Luce. La storia straordinaria di una donna straordinaria, tutto quello in cui si è cimentata, è stato un successo, come ha ricordato la regista Liliana Cavani.

Siamo (apparentemente) nell’era della copertura globale e in tempo reale, di tutto ciò che accade. La rete e i social sembrano garantire la più grande rivoluzione dell’informazione dai tempi di Gutenberg. Sfioriamo il tasto di Google sullo smartphone e piombiamo immediatamente su ogni argomento desiderato. È tutto lì, davanti a noi, in un attimo.

Nella raccolta curata da Mara Antonaccio “Uguali? No grazie!” molte e tutte interessanti le riflessioni dei vari autori sul femminismo, galassia ampia e costellata da innegabili conquiste, grazie all’impegno e alle rivendicazioni femminili, accanto a perduranti pregiudizi millenari occultati da apparenti mutamenti di costume e di opinioni. Particolarmente opportuna, da parte della curatrice, la storicizzazione del femminismo: le sue fasi, le sue differenze e i suoi specifici caratteri nazionali: il femminismo tradizionale con le sue battaglie per la parità e l’uguaglianza delle opportunità, il post femminismo con la sua carica rivendicativa talvolta rabbiosa e revanchista che ci induce a orientare lo sguardo verso un più fertile concetto di differenza femminile, interpretabile come libertà di esprimere sé stesse, la propria originalità, individuando nel rapporto uomo -donna la differenza che si relaziona: una diversità che accresce visione e potenzialità di entrambi.

In queste settimane sta diventando virale, non solo in Italia, Squid Game (2021) una serie televisiva sudcoreana, prodotta a distribuita da Netflix, che ci dà modo di riprendere alcuni temi già affrontati. In primo luogo la serie, in nove puntate, è marcatamente sudcoreana non solo nell’ambientazione e negli attori, ma anche nei temi trattati, a cominciare dal gioco del calamaro (squid game) a cui deve il titolo che, personalmente, non ricordo di aver mai visto in Italia.

“Ernesta, chi è il furfante che mi ha rotto il vetro?” Tenendo fra le mani il pallone rosso responsabile della malefatta, interpello trafelata la portinaia del mio palazzo di piazza Cavour 3, una portinaia sui generis, che suona divinamente il pianoforte e inonda il cortile con le note di Mozart e Puccini. “Oh, no! Turna..è il mio Nando”, mi risponde, indicandomi il ragazzino magro in fuga verso i giardinetti, che si volta per scrutarmi, occhi vivaci sotto un ciuffo impertinente e un’espressione di sfida che tradisce un sorriso divertito.

Un qualcosa di impossibile, meglio molto molto difficile: è scomparso da poco, il 6 settembre 2021, e pare non risponda, non vorrà? non potrà? Nel dubbio mi sono rivolto a un sensitivo potente che conosco, a lui di solito basta darti uno sguardo per dire cose importanti. Ci tiene all’anonimato e quindi non dirò chi è né dove sta. Quando gli ho detto di Belmondo, mi ha sorriso, abbracciato e, con la sua usuale serenità, mi ha mandato a casa: “Vai e aspetta”.

Dopo due anni di segregazione sono state recuperate tutte le modalità di prima della pandemia per poter attrarre ed avere le presenze, non solo degli interessati a mare e montagna, ma anche a luoghi di Cultura, fonte di benefici diretti ed indotti. Hanno riaperto i Convegni, Teatri, Musei, Dimore Storiche, Mostre ma molto si è puntato su rievocazioni e anniversari. Sfortunata quella del” Divin Pittore “a Roma, nei 500 anni della morte di Raffaello, inaugurata e subito chiusa, nonostante il solerte adeguamento ai DPI della direzione delle Scuderie del Quirinale. Si è passati quindi a Leonardo, con celebrazioni in tutte le città vissute dal Genio fiorentino, poi Dante, con le doverose, sacrosante celebrazioni al Padre della nostra bella ma bistrattata lingua.