Esiste un attimo magico nella vita di ogni fotografo: si parte! È il momento tanto atteso, soprattutto dopo questi mesi di costrizione della libertà- Finalmente ricomincia la vita errabonda dell’esploratore. La voglia di avventura che attraversa in modo adrenalinico il corpo di ogni cacciatore. L’inquietudine ci pervade, il tempo sarà buono? I paesaggi suggestivi? Riuscirò a fare foto non solo belle ma soprattutto originali?

Dovremmo rivendicare nel nome della tolleranza il diritto a non tollerare gli intolleranti. Se estendiamo una tolleranza illimitata anche nei confronti di chi è intollerante, se non siamo preparati a difendere una società tollerante contro l’assalto degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con loro – Karl Popper –

Esiste una categoria fotografica dai risvolti inquietanti: l’ultima foto postata nel profilo social. L’essere l’ultima immagine con cui vuoi essere visto, riconosciuto, porta con sé una serie di effetti collaterali. Innanzitutto l’attesa sia da parte di chi l’ha postata sia da parte del follower di turno. Il postante ovviamente ha degli scopi: farsi riconoscere, oppure mimetizzarsi, oppure trasmettere dei messaggi ben precisi.

Le fotografie scattate in casa, fra le mura domestiche pongono problemi quasi insolubili. Il primo è quello dell’imitazione delle foto di AD o d’ interni paramuseali. Al di là della stucchevolezza del tema, è ovvio che il set fotografico necessiterebbe in primo luogo di una location degna di nota. La gran parte dei fotografi vive, invece, in appartamenti di ottanta cento metri quadrati, arredati da mobili Ikea, spesso rabberciati con qualche pezzo un po’ più pregiato, magari anche ereditato, ma comunque discordante dall’ idea purista di un arredamento scandinavo se pur di basso prezzo.

Ogni rosa pregna di intenso profumo, narra, quella rosa, i segreti del Tutto (Gialāl al-Dīn Rūmī-Masnavī). Rosa rosae, una rosa è una rosa, ma ci sono coloro che ne lamentano le spine, dissolvendo ai loro sensi e alla mente la consapevolezza del fiore. L’intensità del suo profumo attrae e seduce tutti, dagli insetti a cui è delegato il compito dell’impollinazione e del loro sviluppo in natura, al raffinato olfatto di una donna che sceglie proprio quel fiore come il suo preferito.

Pandora, malgrado la sua umana condizione o forse proprio per questa, venne meno alle disposizioni di Zeus che a lei aveva dato fiducia e in consegna un vaso contenente tutto ciò da cui gli uomini dovevano essere tutelati. Per curiosità e solo per quella, un giorno scoperchiò il vaso per scoprirne il contenuto, liberando così tutti i mali del mondo, tra questi gli spiriti maligni della vecchiaia, della gelosia, della malattia, della pazzia e del vizio.

Per l’antropologo Lévi Strauss, la Felicità è equilibrio e l’alternanza degli opposti, che ne determina anche l’amore. Il Sole e la Luna, infatti, assolvono, complementariamente, ma ognuno per suo conto, due funzioni diverse, illuminante e riscaldante. “La felicità è sempre e soltanto un istante. La felicità non è una cosa che dura.

“La felicità è sempre e soltanto un istante. La felicità non è una cosa che dura. Non è un tempo, è un istante o una serie di istanti. Un punto di contatto con qualche cosa di straordinario” (Gianni Bisiach, Inchiesta sulla felicità, Rizzoli, 1987). Per qualcuno la Felicità è questione di chimica, un fatto di neuroni, di sinapsi.

Cercare di fotografare il Natale è cosa assai complessa in quanto la parola nasconde infinite declinazioni: possiamo fotografare la riproduzione della nascita di Gesù, immortalando presepi, angioletti, decorazioni e alberi carichi di orpelli tra pacchi, pacchettini, bambini urlanti, nonni attoniti, madri trafelate, oppure possiamo dedicarci all’invenzione del Natale moderno fra file di luci colorate, vetrine decorate, costruzioni luminose poste nelle piazze di paesi e città.

La rabbia non cresce esplode, o per lo meno prima è altro. La rabbia è la fine di un imbuto scuro in cui scivolano altri sentimenti che si impastano l’un l’altro e la loro alchimia ha il colore della rabbia.