Provengono dalle più diverse matrici culturali e politiche. Ci sono comunisti come Luciano Canfora; studiosi ex missini e dichiaratamente conservatori come Franco Cardini ( un ‘rivoluzionario reazionario’); giuristi vicini alla galassia dell’anarco-insurrezionalismo dei centri sociali come Ugo Mattei; sociologi autodefinitisi di orientamento liberal-socialista come Alessandro Orsini ( nuova guest star del sistema mediatico, che fa finta di processarlo esaltandone al contrario la visibilità); ex conduttori già maoisti come Michele Santoro; massmediologi di ispirazione situazionista, collaterali al grillismo puro e duro come Carlo Freccero.

Chi arriverà a determinare la scena politica francese nei prossimi cinque anni? I sondaggi, contro previsioni che fino a un paio di anni fa lo davano per sconfitto a un secondo mandato, mettono sul podio elettorale ancora una volta Emmanuel Macron. C’è da dire che malgrado la crisi annosa dei gilet gialli, i due anni da incubo covid e molteplici scandali, dal finto poliziotto e assistente Alexandre Benalla, alla papessa dei media di gossip Mimi Marchand che nonostante i trascorsi loschi ha preso i suoi agi all’Eliseo capitanando la strategia di comunicazione, nonostante le molteplici tempeste Macron finisce il suo mandato in bellezza.

Il primo gennaio 2022, nella sua casa a Torino, si è spento serenamente Francesco Forte. Era nato nel 1929 a Busto Arsizio. Laureato in scienza delle finanze e diritto finanziario, nel 1954 diventa supplente di Ezio Vanoni all’Università di Milano. E nel 1961 succede a Luigi Einaudi alla cattedra di scienza delle finanze a Torino, e negli anni ’80 è professore di politica economica e scienza delle finanze alla Sapienza di Roma.

“Disgraziato è quel paese che ha bisogno di eroi”, diceva Brecht. Sottintendeva che quando una collettività non riesce a funzionare secondo regole proprie, anonime ma efficaci, e deve fare ricorso all’ ‘uomo della provvidenza’ che la risollevi vuol dire che è precipitata nella disgrazia.

Queste righe non sono un elogio di Mario Draghi. Sarebbe inutile. L’uomo è l’italiano più conosciuto e riconosciuto al mondo, ha ridato prestigio internazionale al nostro paese, sta affrontando con successo la catastrofe pandemica e rappresenta la garanzia internazionale per l’assegnazione degli ingenti fondi europei. Di fronte ad una tale evidenza dei fatti, non vi è alcun bisogno di aggiungere commenti, perché la realtà si commenta da sé.

Pietro Nenni nasce in Romagna, una generazione politica dopo quella di Filippo Turati. Come a volte accadeva all’epoca, poté studiare grazie all’interessamento di una contessa, in rapporti di amicizia con la madre; egli infatti era orfano di padre e saranno i preti in cerca di vocazioni, a permettergli di completare gli studi fino al diploma magistrale.

Fu senza ombra di dubbio il fondatore del Socialismo gradualista, quello che nonostante i tempi, siamo nel 1892, porterà il partito nel gioco parlamentare. Turati apparteneva alla classe sociale di molti altri intellettuali protagonisti della fondazione, in massima parte borghesi: avvocati, professori, medici, il loro socialismo fu sicuramente più teorico rispetto a quello di altri Paesi europei, dove fu di chiara origine sindacale.

Da tempo, è sotto gli occhi di tutti lo strapotere che ha acquisito la magistratura, soprattutto quella inquirente, quella delle procure, che hanno il più terribile dei poteri: quello di togliere la libertà agli uomini e di devastarli nei loro beni, nei loro affetti, nella reputazione. Un potere che è diventato sempre più terribile, totalizzante e soprattutto sempre più irresponsabile; un potere che detta l’agenda politica, che decide i destini dei politici e con essi quello dei governi locali e nazionali, entra a gamba tesa nei problemi economici e sociali, ne influenza o ne surroga le leggi.

Il Governo Draghi mettendo insieme forze politiche avversarie segnerà il trionfo del trasformismo? “Trasformista” è un termine usato in senso spregiativo per qualificare negativamente chi cambia facilmente opinione e, in politica, chi lo fa con spregiudicatezza, cinismo e mero calcolo opportunistico. In realtà la pratica del trasformismo politico italiano ha una storia un po’ più complessa e forse nobile.