ATTUALITA’

CIAO RAFFA

Mara Antonaccio

Da oggi l’Italia non sarà più la stessa, eri rimasta una delle poche a ricordarci la provincia buona.

La mia infanzia nella provincia pugliese è stata scandita dai programmi della TV di Stato, l’amata mamma Rai, che ci deliziava con i suoi programmi di qualità, che riempivano le nostre serate invernali di ingenui provinciali. Il sabato sera era speciale, con quei rutilanti varietà e le soubrette che sgambettavano e cantavano quei motivetti che ci entravano in testa e che ci tormentavano per anni. E tu eri una di quelle protagoniste indiscusse, una regina dell’intrattenimento firmato Antonello Falqui o Amurri e Verde, che con le tue colleghe altrettanto brave e simpatiche: Loretta Goggi, Bice Valori, Delia Scala e tante altre, ci tenevate compagnia e ci facevate sognare. Non hai mai ecceduto mettendo in mostra la tua vita privata, restando sempre gelosa della tua privacy e riempiendo, nonostante tutto, le prime pagine dei giornali con le tue liesonne storiche: Gianni Boncompagni, Enzo Paolo Turci e per ultimo, accanto sino alla fine, Enzo Japichino. Piacevi a tutti perché sei stata il giusto compromesso tra la tua terra d’origine, quell’Emilia ruspante e concreta che ti dava le basi solide, che nei decenni della tua lunga carriera, ti hanno tenuta saldamente legata al tuo Paese e il mondo sfavillante della televisione. Ci hanno provato oltreoceano a rapirti, ma a te mancavano le fettuccine di Bologna e il tuo pubblico che ti adorava. Così ci hai allietati con canzoni, a dire il vero piuttosto improbabili per impianto musicale e testi ma che ancora oggi canticchiamo per strada o sotto la doccia e ci hai abituati alle tue mirabolanti capacità di girare e piegare il capo durante le tue performance di “Rumore” o “Tanti auguri”, in cui ti svitavi e riavvitavi il collo a piacimento. Da oggi l’Italia non sarà più la stessa, eri rimasta una delle poche a ricordarci la provincia buona, quella contadina delle “piccole cose di pessimo gusto” che tanto ci piacevano, delle balere perse nella bassa nebbiosa, delle cene di famiglia e poi tutti in salotto a guardare Canzonissima.

Negli anni ’70 tutte bionde per copiare il tuo caschetto impeccabile, che si muoveva con te senza spostare un capello, anche quando ridevi di gusto con quella risata gorgogliante che i tuoi imitatori riproducevano. Hai contato milioni di fagioli e fatto piangere generazioni con le tue carrambate ma ci piacevi sempre. Sei stata brava negli anni a cambiare pelle pur restando sempre te stesa e questo ti ha permesso di piacere anche ai più giovani, ad esempio quando sei stata una delle più simpatiche e materne giudici di talent televisivi per cantanti. Ora sarai di sicuro da qualche parte con il tuo scabroso ombelico all’aria, che quel malandrino di Alberto Sordi cercava di sfiorarti in un Italia degli anni ‘60 ancora puritana, in cui i maschi sognavano il tuo corpo perfetto e il tuo casco biondo e poi sposavano le vergini. Di strada ne abbiamo fatta tanta da allora e tu con noi, non smetteremo mai di dirti grazie per tutti quei sogni e quella speranza nel futuro che hai saputo darci con i tuoi motivetti orecchiabili, che hanno popolato le nostre infanzie e le nostre giovinezze. Grazie Raffa, come ti chiamavamo in confidenza, sappi ispirarci per ritrovare qull’Italietta modesta e produttiva che ci ha visti sgambettare a Capodanno con Maracaibo e che forse, davvero, dopo di te non ci sarà più. Buon viaggio Raffaella Maria Roberta Pelloni da Bologna, non faremo più l’amore da Trieste in giù e forse non sapremo più ballare il samba ma ci mancherai, davvero…