Citando Benedetto Croce: “Io non la farò la storia del fascismo perché mi disgusta; però, certo, se la dovessi fare, direi che la dovrei fare in questo e questo modo”, De Felice sostenne che era il contrario di come si faceva in quegli anni (e purtroppo sovente anche ora).

Sul tema dei cambiamenti climatici, da una trentina d’anni bombardati da continui allarmismi e scenari catastrofisti, credo siamo rimasti un po’ annichiliti, frastornati, un po’ scettici, ma alla fine svagati e remissivi sulle cause individuate e sulle azioni conseguenziali decise dalle organizzazioni internazionali, UE e stati europei. Talmente svagati che non ci siamo accorti che nell’aprile scorso tali organismi hanno approvato l’intesa (legge sul clima) sulle emissioni di CO2 (anidride carbonica), ovvero di ridurle del 55% entro il 2030 e di arrivare alle emissioni zero entro il 2050.

L’estate non deve far troppo bene alla lucidità dei filosofi. Due di loro – assai illustri – hanno contribuito, con argomentazioni alte e nobili, a quella mala informazione ricordata su questa pagine dall’editoriale di Guido Barosio: Giorgio Agamben e Massimo Cacciari, cui si è rapidamente unito Gianni Vattimo. (A questi si potrebbe aggiungere Diego Fusaro, che con grande difficoltà riesco ad includere nella cerchia dei filosofi).

La gestione fallimentare della politica occidentale in Afghanistan ci pone brutalmente davanti ad una domanda: ma noi, che ci stavamo a fare, davvero, in Afghanistan? Le risposte risuonano, ora più che mai, vuote: “per la democrazia, per la libertà, per la liberazione delle donne!” Ma oggettivamente chi ce l’ha chiesta, questa democrazia? Perché ostinarsi a volere un Afghanistan democratico quando l’Afghanistan ha dimostrato di non volere una democrazia importata?

Tra qualche anno non ricorderemo l’estate 2021 solo per i suoi aspetti sanitari – legati alle vaccinazioni, alle varianti, alle riaperture sempre più tenaci – oppure politici: il ritorno al potere dei talebani, la fuga degli occidentali dall’Afghanistan. Ma quello che dovremo studiare con cura è l’evoluzione, se non piuttosto l’involuzione, della comunicazione nei suoi vari aspetti: interpersonale, mediatica e, in particolare legata ai social media.

Ah che gioia, che libertà, andare in moto a cento all’ora, sentendo il vento sibilare tra i capelli! Peccato che sia vietato, da quando è stato introdotto l’obbligo di indossare il casco. Legge liberticida! Che senso ha? Riflettiamoci: se voglio mettere a repentaglio la mia vita, per godere di un’emozione, allo Stato cosa gliene cale? Ho sempre pensato che il suicidio sia un diritto liberale, in questo caso, poi, è solo un rischio… Vi sono almeno due ragioni per cui esiste questa legge.

Esiste un attimo magico nella vita di ogni fotografo: si parte! È il momento tanto atteso, soprattutto dopo questi mesi di costrizione della libertà- Finalmente ricomincia la vita errabonda dell’esploratore. La voglia di avventura che attraversa in modo adrenalinico il corpo di ogni cacciatore. L’inquietudine ci pervade, il tempo sarà buono? I paesaggi suggestivi? Riuscirò a fare foto non solo belle ma soprattutto originali?

In questi ultimi tempi, torna prepotentemente alla ribalta il tema della “Giustizia” e della sua riforma. Il nuovo governo Draghi lo ha posto tra i suoi obiettivi prioritari, anche perché ce lo impone la Commissione Europea se vogliamo l’approvazione, e i fondi, del Recovery Plan. Nel contempo era stata lanciata la campagna referendaria sui temi della giustizia, promossa dal Partito Radicale e sostenuto dalla Lega.

Nei giorni scorsi, ho letto sui social accorati appelli alla RAI, affinché le “splendide ” trasmissioni in prima serata di Alberto Angela non vengano annullate, come da fonti attendibili si paventa.
In effetti l’ascolto è sempre molto alto, quasi da serie di successo, con ricavi pubblicitari presumo consistenti ed interessanti per l’Azienda. A leggerla e interpretarla così, parrebbe che il popolo italiano sia, più degli altri, incline ed interessato alla sorte dei beni culturali, alla Bellezza, stante anche il boom del turismo in luoghi di grande valenza storica.

Lo sport agonistico e professionale nulla ha, o quasi, a che vedere con l’attività fisica di base. Quest’ultima è ricerca di salute e benessere, di armonia con sé stessi e con coloro che dividono il nostro interesse. Mentre accedono all’agonismo solo i migliori, coloro che gareggiano per vincere, quelli che – professionisti o no – modificano il proprio stile di vita con la pratica della propria disciplina. Atleti di questo tipo ci sono sostanzialmente sempre stati, a partire dalla Grecia classica, dove venivano adorati come semidei.