Per ragioni di anagrafe (classe 1952) e di ambienti frequentati (la cosiddetta “sinistra extraparlamentare”) ho vissuto alcuni degli aspetti più arrabbiati del femminismo anni Settanta: la polemica contro “il maschio in quanto maschio”, la destrutturazione della coppia, la critica feroce di tutto ciò che rinviava a ruoli di genere.

“Partendosi di là e andando tre giornate verso levante, l’uomo si trova a Diomira, città con sessanta cupole d’argento, statue in bronzo di tutti gli dei, vie lastricate in stagno, un teatro di cristallo, un gallo d’oro che canta ogni mattina su una torre. Tutte queste bellezze il viaggiatore già conosce per averle viste anche in altre città.

Il Governo Draghi mettendo insieme forze politiche avversarie segnerà il trionfo del trasformismo? “Trasformista” è un termine usato in senso spregiativo per qualificare negativamente chi cambia facilmente opinione e, in politica, chi lo fa con spregiudicatezza, cinismo e mero calcolo opportunistico. In realtà la pratica del trasformismo politico italiano ha una storia un po’ più complessa e forse nobile.

Nella tragedia di Sofocle Edipo uccide il padre e sposa la madre: prima del capolavoro, il mito, più tardi, molto più tardi, Sigmund Freud. Difficile trovare nella cultura occidentale qualcosa di più persistente. Proviamo a metterla in politica. Sovente i padri annichiliscono, mettono in scena confronti imbarazzanti e insostenibili, così – se metaforicamente non li uccidiamo – qualsiasi progresso ci appare sogno irraggiungibile nel mare in tempesta.

La chiamavano la Venere nera, la bella creola con la pelle color ambra antica, al secolo Freda Joséphine Baker, venuta da un’America difficile per lei, quella del proibizionismo dei primi anni del ‘900, quella del colonialismo, del razzismo, della discriminazione, quell’America che mai la amò e che lei combatterà, nata nel 1906 in un quartiere poverissimo di Saint Louis, nel Missouri, non voluta dalla famiglia del padre naturale perché i suoi avi materni furono schiavi ma ricca di una bellezza e di una forza interiore che la porteranno a conquistare le platee di tutto il mondo, fino a diventare una delle più grandi protagoniste del mondo dello spettacolo del ventesimo secolo.

Occuparsi della questione femminile non dovrebbe essere prerogativa delle sole donne, ma essere posto in cima alle priorità dell’agenda politica italiana. Non si tratta, infatti, di una mera rivendicazione di diritti , peraltro sanciti dalla Costituzione, o di una elitaria discussione teorica, ma riguarda la crescita e lo sviluppo del nostro paese nella sua interezza. Non c’è sviluppo se metà della popolazione non è giustamente valorizzata.

Nel marzo 2004, con un voto pressoché unanime, il Parlamento ha approvato l’istituzione della giornata del ricordo delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, fissando la data al 10 febbraio, giorno in cui nel 1947 è stato firmato il Trattato di pace che ha assegnato l’Istria, Fiume e le isole quarnerine alla Jugoslavia.

Sono nata in Italia agli inizi degli infuocati e dirompenti anni ’60, sono una “boomers” di diritto e ho vissuto da bambina prima, e adolescente dopo, l’epopea del Femminismo moderno. Ricordo le immagini della protesta con cui le femministe americane si liberarono platealmente di reggiseni, tacchi a spillo, corsetti, che consideravano gli strumenti di tortura delle donne, andata in scena ad Atlantic City il 7 settembre del 1968, simbolicamente durante l’elezione di Miss America, manifestazione considerata anti-femminista per eccellenza, che venne mandata sui telegiornali dell’epoca.

La conclusione della Prima Guerra Mondiale, nel 1918, lascia l’umanità nella, forse, più terribile situazione mai registrata nella sua storia. L’Italia paga un prezzo altissimo: 650.000 morti militari e 589.000 vittime civili, su un totale mondiale di quasi 17 milioni di morti (tra militari e civili). A queste vittime si aggiungono quelle della pandemia da influenza “Spagnola”, che si sviluppa tra il 1918 e il 1920, che sono circa 50 milioni di persone nel mondo, di cui circa 600.000 in Italia.

Corpi che si ammassano. Gruppi che si accalcano con violenza. Fronti che si accaldano. Parole a malapena udite e solo in virtù tecnologica di microfono. In sottofondo, urla indistinte e feroci. La diretta dal Parlamento ci regala l’immagine dell’essere umano invasato dall’avidità – i cani che si litigano l’osso -. L’interiore – a malapena compresso – …digrigna i denti? ‘L fosso in che si paga il fio / a quei che scommettendo acquistan carco. Inferno, nona bolgia, ventottesimo Canto.