O più semplicemente Marina Cicogna. Una vita all’insegna dell’eleganza, questo è quello che emerge assistendo ad uno straordinario docufilm firmato da Andrea Bettinetti con il produttore Riccardo Biadene e distribuito da Cinecittà Luce. La storia straordinaria di una donna straordinaria, tutto quello in cui si è cimentata, è stato un successo, come ha ricordato la regista Liliana Cavani.

Nella raccolta curata da Mara Antonaccio “Uguali? No grazie!” molte e tutte interessanti le riflessioni dei vari autori sul femminismo, galassia ampia e costellata da innegabili conquiste, grazie all’impegno e alle rivendicazioni femminili, accanto a perduranti pregiudizi millenari occultati da apparenti mutamenti di costume e di opinioni. Particolarmente opportuna, da parte della curatrice, la storicizzazione del femminismo: le sue fasi, le sue differenze e i suoi specifici caratteri nazionali: il femminismo tradizionale con le sue battaglie per la parità e l’uguaglianza delle opportunità, il post femminismo con la sua carica rivendicativa talvolta rabbiosa e revanchista che ci induce a orientare lo sguardo verso un più fertile concetto di differenza femminile, interpretabile come libertà di esprimere sé stesse, la propria originalità, individuando nel rapporto uomo -donna la differenza che si relaziona: una diversità che accresce visione e potenzialità di entrambi.

“Ernesta, chi è il furfante che mi ha rotto il vetro?” Tenendo fra le mani il pallone rosso responsabile della malefatta, interpello trafelata la portinaia del mio palazzo di piazza Cavour 3, una portinaia sui generis, che suona divinamente il pianoforte e inonda il cortile con le note di Mozart e Puccini. “Oh, no! Turna..è il mio Nando”, mi risponde, indicandomi il ragazzino magro in fuga verso i giardinetti, che si volta per scrutarmi, occhi vivaci sotto un ciuffo impertinente e un’espressione di sfida che tradisce un sorriso divertito.

Dopo due anni di segregazione sono state recuperate tutte le modalità di prima della pandemia per poter attrarre ed avere le presenze, non solo degli interessati a mare e montagna, ma anche a luoghi di Cultura, fonte di benefici diretti ed indotti. Hanno riaperto i Convegni, Teatri, Musei, Dimore Storiche, Mostre ma molto si è puntato su rievocazioni e anniversari. Sfortunata quella del” Divin Pittore “a Roma, nei 500 anni della morte di Raffaello, inaugurata e subito chiusa, nonostante il solerte adeguamento ai DPI della direzione delle Scuderie del Quirinale. Si è passati quindi a Leonardo, con celebrazioni in tutte le città vissute dal Genio fiorentino, poi Dante, con le doverose, sacrosante celebrazioni al Padre della nostra bella ma bistrattata lingua.

Citando Benedetto Croce: “Io non la farò la storia del fascismo perché mi disgusta; però, certo, se la dovessi fare, direi che la dovrei fare in questo e questo modo”, De Felice sostenne che era il contrario di come si faceva in quegli anni (e purtroppo sovente anche ora).

Nei giorni scorsi, ho letto sui social accorati appelli alla RAI, affinché le “splendide ” trasmissioni in prima serata di Alberto Angela non vengano annullate, come da fonti attendibili si paventa.
In effetti l’ascolto è sempre molto alto, quasi da serie di successo, con ricavi pubblicitari presumo consistenti ed interessanti per l’Azienda. A leggerla e interpretarla così, parrebbe che il popolo italiano sia, più degli altri, incline ed interessato alla sorte dei beni culturali, alla Bellezza, stante anche il boom del turismo in luoghi di grande valenza storica.

In questo centenario della nascita di Leonardo Sciascia (1921-20121), sono tante le iniziative celebrative programmate, ancorché limitate dalla pandemia, e davvero tanti i libri pubblicati per l’occasione sullo scrittore, morto nel 1989. In questa sede ne propongo alla attenzione uno uscito nelle settimane scorse dal titolo “Dalle parti di Leonardo Sciascia – I luoghi, le parole, la memoria”, di Salvatore Picone e Gigi Restivo, Zolfo editore.

Marzo 2021. In questi giorni, pensando al mese e all’anno che stiamo vivendo, il mio pensiero è andato subito alla poesia di Alessandro Manzoni “Marzo 1821”. Insomma, ne ricorre il 200°. Appartengo ad una generazione che a scuola apprendeva quasi tutto a memoria: la geografia, con i fiumi, monti, città, la storia, con i suoi grandi avvenimenti, personaggi e date, la matematica, con tabelline e teoremi.

Il riconoscimento del merito, il premio alla competenza ed all’impegno sono spesso declamati a gran voce, ma raramente vengono messi in pratica. Perché dovrebbero esserlo? Perché il riconoscimento pubblico, dei meriti di qualcuno, rispetto a qualcun altro, stimola tutti a fare meglio, ad impegnarsi di più, sprigionando le energie che sono contenute all’interno di ogni individuo e troppo spesso giacciono sopite.