L’azzardo del mandato presidenziale Trump che si chiude in modo miserevole, ha dimostrato le capacità di resistenza della democrazia americana, fatta di pesi e contrappesi, come diceva Tocqueville. Anche il ciclone Trump non è riuscito a diminuire il valore e la forza della democrazia americana.

La notte del primo dibattito elettorale a stelle e strisce ci ha proposto due signori non più giovani nell’azzuffarsi di fronte al mondo intero. Se le sono date di santa ragione, Trump e Biden, ma non come in quello scintillante duello che si sarebbe meritata la più ricca ed influente democrazia del mondo. Abbiamo assistito ad una lite da ballatoio, a una querelle da parcheggio in periferia.

Se oggi chiediamo al migliaio di parlamentai italiani se sono liberali oppure progressisti, l’80% si dichiarerà liberale e il 100% progressista, anche coloro che da anni predicano la decrescita felice e denunciano i complotti scientifici. Qualche cosa quindi non torna se ci fermiamo sui termini, ma, se andiamo alla sostanza, ci accorgiamo che il liberalismo progressista ha ben operato nel nostro Paese fin dall’Unificazione dell‘Italia.