Il confronto tra il presente e il passato della nostra scuola pubblica è impietoso. La scuola liberale ha fatto gli Italiani: la straordinaria legge votata nel 1859 dal Parlamento del Regno di Sardegna (nota come legge Casati), in virtù della quale il biennio della scuola elementare era “gratuito e obbligatorio”, sanciva un principio fondamentale, lo studio come “diritto” (gratuito) e come “dovere” (obbligatorio) del cittadino,

Che l’Occidente sia in crisi è ormai diventato un luogo comune: pare anzi, stando a quanto una serie di osservatori da un po’ di anni vanno affermando, che il modello occidentale in sé – Stato di diritto più economia di mercato – sia intrinsecamente bacato e quindi destinato al collasso. Eppure le prove a sostegno di questa tesi scarseggiano sia che al concetto di Occidente si dia una interpretazione restrittiva, sia che gli si dia una interpretazione ampia.

Nel nome qualche volta si legge una storia, uno stile, una rotta. E Chiara Soldati, nipote  di Mario Soldati, personaggio emblematico della cultura italiana del XX secolo, del proprio nome, e di quanto significa, ne è ben consapevole. Significativamente la sua attività professionale, e il suo impegno civile, l’hanno portata verso i medesimi orizzonti, anche se con attività differenti.

Ogni tanto, nei pochi buchi vuoti di tempo libero datomi dalla mia vita di studente universitario, mi piace prendere qualche momento per me, dedicandolo interamente a pensare come sarebbe il mondo se non fossero (o fossero) successi alcuni avvenimenti. Nonostante sia una persona estremamente logica, fantasticare non mi fa mai male: ma non è il mio compito qui oggi, con voi.

Quando mi è stato chiesto di fare un’intervista a Luchino Visconti, assolutamente immaginaria perché morì a Roma il 17 marzo 1976 (non ancora settantenne, essendo nato a Milano il 2 novembre 1906), l’idea di incontrarlo era emozionante, un vero privilegio poter parlare con un maestro, un importante e indimenticabile uomo di cultura del Ventesimo Secolo,

Parcheggiai l’auto, una Opel Corsa color canna di fucile, a pochi metri dalla villa. A quell’ora, mi aveva assicurato la Gina, nessun vigile sarebbe venuto a darmi la multa. Il sole era ancora alto in cielo, e, in controluce dalla collina di sinistra, scendeva un uomo alto, dal grande naso adunco, con un panama a tesa larga appena appoggiato sui radi capelli bianchi. “Va da Mario?”

Come mai gli antichi filosofi non considerano la Medicina una scienza degna di stare allo stesso livello degli altri saperi di stampo teorico-pratico, e, reciprocamente, come mai la Medicina moderna quasi rinnega le antiche pratiche empiriche e le acquisizioni teoriche?

Chiunque abbia visitato una megalopoli, soprattutto nei Paesi cosiddetti “del Sud del Mondo”, si sarà reso conto della condizione di insostenibile promiscuità abitativa, dell’affollamento, della scarsa igiene di case e vie e gli sarà venuta in mente  l’immagine di un’enorme gabbia di uno zoo urbano, in cui la cattività è percepita in maniera minore, poiché gli spazi ampi nascondono le sbarre, che non sempre sono fisiche.

Certo, i Greci hanno inventato la democrazia. Avevano un parlamento – l’ecclesìa – e diversi consigli: la boulè, le corti, l’areopago. Ma contemplavano la schiavitù e solo alcune categorie di persone erano considerate parte attiva della comunità. Esclusi schiavi, stranieri, donne. Sulla libertà degli antichi e dei moderni hanno scritto i maggiori pensatori delle democrazie occidentali.

Se oggi chiediamo al migliaio di parlamentai italiani se sono liberali oppure progressisti, l’80% si dichiarerà liberale e il 100% progressista, anche coloro che da anni predicano la decrescita felice e denunciano i complotti scientifici. Qualche cosa quindi non torna se ci fermiamo sui termini, ma, se andiamo alla sostanza, ci accorgiamo che il liberalismo progressista ha ben operato nel nostro Paese fin dall’Unificazione dell‘Italia.