L’ANTROPIZZAZIONE DEGLI ANIMALI

SOCIETA’

L’ANTROPIZZAZIONE DEGLI ANIMALI

Mara Antonaccio

quando amiamo più gli animali, li amiamo a spese degli uomini” Jean Paul Sartre

In questo momento molto delicato della nostra storia, quella umana intendo, ovunque impazza la pets-mania, cioè l’esposizione, l’esaltazione, l’antropizzazione insomma degli animali, la tendenza a considerarli umani e spesso a sostituirli agli umani stessi. I Social sono pieni di profili che hanno foto di cani e gatti, nonché altri animali di uno zoario molto nutrito, come immagini di copertina; innumerevoli sono i post che lanciano campagne di sensibilizzazione per adozioni, ricerche di bestiole smarrite e auguri di morte e sofferenze terribili verso chi si è macchiato di violenze sui poveri animali. Da dove arriva tutto questo trasporto verso di loro e, in modo direttamente proporzionale, il disinteresse verso l’Uomo? l’atteggiamento critico verso il fenomeno non va scambiato per cinismo, ma occorre distinguere bene quali sono i rispettivi ambiti. Con questo va sgombrato il campo da accuse di insensibilità. Torniamo agli umani; già dai tempi di Esopo e Fedro, passando poi per La Fontaine, sino ad arrivare a Walt Disney, ci hanno provato a rendere simili a loro gli animali, con la differenza però che i grandi Autori appena citati usavano le bestiole solo per fare morale e per parlare dei topoi comportamentali umani; essi fanno di più, li hanno antropizzati, sostituiti a loro stessi, cioè resi umani tout court, vestendoli, acconciandoli, trattandoli da loro pari, anzi molto meglio. Cani e gatti sono membri della famiglia, si festeggia il loro compleanno con torte di carne, cappellini, regali e candeline, li si veste con ridicoli pagliaccetti, li si porta ad acconciare, persino a dipingere le unghie e a tatuarli, nei casi più folli. Esistono passeggini per cani, cliniche di riabilitazione, piscine, alberghi, persino pompe funebri per animali, i cui addetti vengono a prelevare il piccolo estinto, ne curano le esequie con grande onore e restituiscono le ceneri, che dichiarano con orgoglio professionale, essere state ottenute esclusivamente dalla nostra bestiola, non in un’orgia collettiva di cremazione da inceneritore veterinario. Recentemente in una provincia del Nord Est operoso e produttivo è stata aperta una pasticceria per animali domestici, dove si possono acquistare il Candoro e il Canettone …  Giusto per dare i numeri, in Italia il giro d’affari che ruota attorno ai Pets è di quasi due miliardi di euro annui, dati dell’Osservatorio Nazionale dei Consumi, circa mezzo miliardo in più di quello che si spende per i bambini e la prima infanzia. Per gli appassionati di Ecologia e per i Vegani modaioli e non, si riportano i dati del World Watch Intitute americano, che evidenziano come due cani di grande taglia, pastori tedeschi, husky, labrador etc. etc., in un anno consumino più risorse terrestri di un abitante del Bangladesh, a voi i commenti. Cosa è successo? Che ha portato ad amare più gli animali dei propri simili? Non si fanno più figli ma si trattano gli animali come tali, anzi li si paragona ai bambini senza ricordare che non sono la stessa cosa, che l’uno non vale l’altro. Li si considera a tutti gli effetti umani, li si fao sedere a tavola nei ristoranti, a tal proposito ci sono locali dove cani o gatti fanno parte dell’arredamento e si possono consumare cibi o bevande accarezzando Fuffy o Fido. Non è inusuale vedere persone condividere cibo bocca a bocca con gli adorati amici, dimenticando che sino a due minuti prima avevano annusato deiezioni sull’asfalto, apparati escretivi di altri cani o appena pulito il proprio (non si permettano gli animalisti ortodossi a dire che i batteri degli amici a quattro zampe aiutano il sistema immunitario umano, nella bocca dei dolci amici a 4 zampe ci sono centinaia di microbi, virus, parassiti che non sono per nulla innocui). Gli animali domestici non sono persone, si è dovuto scomodare il Papa, Francesco il Rivoluzionario, per ribadirlo; il pover’uomo, che per aver affermato che mostriamo più pietas verso gli amici domestici che verso i nostri simili (soprattutto immigrati e poveri del mondo), è stato brutalmente attaccato sui Media per la sua insensibilità ed è stato tacciato di anti-animalismo. Diceva Jean Paul Sartre: “quando amiamo più gli animali, li amiamo a spese degli uomini”. Di che si tratta: moda, commercio?

Forse sia l’una che l’altro, e anche l’inarrestabile perdita dei valori universali, che ha permesso che questa scelleratezza si compisse. Occorre rivolgere la vis polemica verso l’industria dei prodotti per animali, che rappresenta uno dei pochi settori in crescita nel Paese, che propone ogni possibile prodotto ed ausilio per rendere piacevole la vita di padroni e pets, e che semplicemente alimenta bisogni sino a qualche decennio fa sconosciuti, producendo fatturati da capogiro. Per quello che concerne la moda, di sicuro sfoggiare un tremante cagnetto nel trasportino fashion, vestito da piccolo lord e con il collarino brillantato, fa sentire molto cool, appartenenti ad un ceto sociale grintoso ed emergente, che poco ha di animalista ma che trasmette un modello socialmente vincente. Quando si parla di valori la faccenda si complica. Sarebbe bello individuare il punto esatto in cui qualcosa si è rotto, il momento preciso in cui gli esseri umani hanno smesso di amarsi e rispettarsi e hanno traslato questi sentimenti sugli animali. Le motivazioni sono diverse, da un lato la delusione verso i propri simili, cosa inspiegabile poiché homo homini lupus, dall’altro la facilità di manipolazione degli amici a quattro zampe. Occuparsi di un figlio, partorirlo, crescerlo, educarlo, garantirgli un futuro richiede uno sforzo duraturo, proiettato in termini di programmazione, gestione, energie educative, pratiche e uno sforzo emotivo che un animale non richiede (va da sé che esistono persone cui, per vari motivi, la paternità o la maternità sono negati). Se ci si stufa di portare la bestiolina a fare i bisogni o a tenere pulita la lettiera, si può abbandonarla con maggiore facilità, al limite ci si attira qualche anatema sui Social. Un animale non chiede nulla, è facile da gestire, ci solleva dall’impegno educazionale, non ha bisogni se non quelli basici del cibo e delle necessità fisiologiche, basta un po’ di affetto e lui è felice; molto più complicato occuparsi di un figlio o gestire complesse relazioni umane, in cui ci sono contraddittori, esigenze evolute e, soprattutto, capacità di reazione e interazione dell’altro. Non ci si dovrebbe lasciar travolgere dall’incondizionato trasporto emotivo verso gli amici a quattro zampe, che porta al disprezzo dell’uomo, che va rispettato egualmente, non occorre l’atteggiamento garantista all’opposto, che obbliga tutti a sopportare la presenza degli animaletti protetti al ristorante, al mare, ovunque, un affetto non esclude l’altro. Non occorre guardare in cagnesco il vicino di ombrellone se protesta per avere Fido che scava accanto alla sdraio o se al tavolo dopo c’è un volpino seduto come un cristiano, con tanto di bavagliolo. In tutto questo egoismo, perché il trattare gli animali come esseri umani questo è, ci si scorda di loro, degli oggetti dell’amore incondizionato, non ci si rende conto di ridicolizzarli, di creare dei pupazzi animati da sfoggiare come accessori delle vite umane. Perché se solo restasse un briciolo di animalismo, quello vero, e se davvero si fosse capaci di provare sentimenti profondi, ci si accorgerebbe degli sguardi tristi delle bestiole, della loro paura quando li si porta ad imbellettare o gli si fanno fare cose da umani e ci si vergognerebbe di sentirsi più trasportati emotivamente dalla notizia di un cane bastonato a morte, piuttosto che vedere la foto di Omar, un bimbo di neppure due anni, affogato in uno dei naufragi dell’immigrazione, con il visetto inzuppato sulla battigia. Non è un banale confronto, purtroppo tutto questo è abbondantemente e tragicamente supportato dalla realtà. Qui non si tratta di elidere un comportamento a favore di un altro, si tratta di recuperare umanità e buon senso; se si tiene davvero agli animali, non li si deve trasformare in umanoidi muti e supini ai voleri degli umani, occorre salvaguardare gli habitat in cui vivono, cercare di non violentare oltremodo la Natura; per gli animali domestici si serbi il giusto rispetto, trattandoli come compagni di vita, non propri simili, rispettando le loro peculiarità, che non sono umane; amandoli senza ridicolizzarli e conservando pietà e dolore anche per gli uomini meno fortunati, la cui unica colpa sembra essere di non avere peli sul corpo, non abbaiare e non saper scodinzolare. Bau a tutti.