Di qualunque orientamento religioso, filosofico o politico si possa essere, che si sia credenti, atei o semplicemente laici, non si può negare la potenza delle ultime affermazioni di Papa Francesco. Di questi giorni l’aperura clamorosa del Pontefice alle coppie gay, per le quali auspica il riconoscimento legale da parte dello Stato.

Non c’è pace per l’Armenia. I conflitti di queste ultime settimane ne sono la conferma. Un padre sui social urla al mondo il suo dolore per la morte di suo figlio diciottenne abbattuto sul fronte. Quel volto giovane e forte è diventato il simbolo dell’Armenia odierna, il simbolo di una guerra che sta urlando un po’di attenzione all’Occidente ed al mondo intero.

Chiara Ferragni, cremonese, bionda, imprenditrice digitale, un successo con poche sbavature, donna, moglie e madre felice. Identità visiva di un nuovo proselitismo del vivere bello e perfetto viene oggi raffigurata nei panni di una Madonna contemporanea dipinta da Giovanni Battista Salvi detto il Sassoferrato.

Nato nel 1952, mi sento di appartenere a quella generazione, forse l’ultima, che ha vissuto, o ha  coscienza e memoria storica del nostro ‘ultimo medio evo’. Tale può considerarsi il periodo del dopoguerra, ovvero gli anni ‘40 – ‘60 del secolo scorso; gli anni degli stenti, della fame, dei sacrifici, del pane duro, dell’esodo, della emigrazione; anni di povertà, in cui si soffriva la mancanza di cibo, dove era altissima la mortalità infantile e ancora bassa l’aspettativa di vita.

Ore 22 e 30 del 17 ottobre 2019, con altri colleghi esco da un ristorante nel cuore di Beirut, uno di quei locali dove la straordinaria cucina libanese si accorda attraverso decine di mezzeh, microportate che esaltano spezie, legumi e verdure con infinita e millenaria fantasia. Tra i tavoli canti e balli improvvisati, sintomo evidente di una felicità cercata ed esibita, il tratto più evidente di un popolo composito, vitale e martoriato.

Il Consiglio di Stato turco ha annullato la decisione del 1934 con la quale Ataturk aveva trasformato la Basilica di Santa Sofia in un museo. La decisione della Danistay è il tentativo di recuperare volontà e obiettivo di Maometto II il Conquistatore che, il 29 maggio del 1453, prese la capitale bizantina, Costantinopoli, modificandone la destinazione d’uso in moschea.