Il riconoscimento del merito, il premio alla competenza ed all’impegno sono spesso declamati a gran voce, ma raramente vengono messi in pratica. Perché dovrebbero esserlo? Perché il riconoscimento pubblico, dei meriti di qualcuno, rispetto a qualcun altro, stimola tutti a fare meglio, ad impegnarsi di più, sprigionando le energie che sono contenute all’interno di ogni individuo e troppo spesso giacciono sopite.

Si sta facendo strada una convinzione che identifica le donne come un popolo sottomesso, solo in parte liberato da una modernità che continua, magari in modo occulto, a discriminare le femmine, definirle esclusivamente o quasi secondo canoni estetici, per poi ucciderle quando non ubbidiscono o si sottraggono ai propri doveri.

L’identità dell’individuo nella società globalizzata in cui viviamo è fortemente in crisi. La causa va ricercata nella confusione di piani che si va sempre più evidenziando e che purtroppo spesso sfocia in uno stato di dilagante e preoccupante sottocultura. Purtroppo molti identificano la parola cultura con il proprio apparire,
senza alcun approfondimento dei contenuti e con un approccio superficiale a tematiche che richiederebbero ben altra conoscenza.

Da ogni parte si leva l’usurata espressione “i nostri giovani sono a rischio di futuro”, quasi una recitazione meccanica inserita in aridi discorsi che non fanno intravedere significativi cambiamenti. Intanto i vuoti educativi si moltiplicano e i nostri giovani, che sembrano avere tutto, in realtà non hanno niente. È bene che gli adulti educanti, e lo siamo tutti, si assumano la responsabilità di un tale disastro. Quali sono le basi di futuro che abbiamo confezionato per i nostri giovani?

Ogni rosa pregna di intenso profumo, narra, quella rosa, i segreti del Tutto (Gialāl al-Dīn Rūmī-Masnavī). Rosa rosae, una rosa è una rosa, ma ci sono coloro che ne lamentano le spine, dissolvendo ai loro sensi e alla mente la consapevolezza del fiore. L’intensità del suo profumo attrae e seduce tutti, dagli insetti a cui è delegato il compito dell’impollinazione e del loro sviluppo in natura, al raffinato olfatto di una donna che sceglie proprio quel fiore come il suo preferito.

Per ragioni di anagrafe (classe 1952) e di ambienti frequentati (la cosiddetta “sinistra extraparlamentare”) ho vissuto alcuni degli aspetti più arrabbiati del femminismo anni Settanta: la polemica contro “il maschio in quanto maschio”, la destrutturazione della coppia, la critica feroce di tutto ciò che rinviava a ruoli di genere.

“Partendosi di là e andando tre giornate verso levante, l’uomo si trova a Diomira, città con sessanta cupole d’argento, statue in bronzo di tutti gli dei, vie lastricate in stagno, un teatro di cristallo, un gallo d’oro che canta ogni mattina su una torre. Tutte queste bellezze il viaggiatore già conosce per averle viste anche in altre città.

Il Governo Draghi mettendo insieme forze politiche avversarie segnerà il trionfo del trasformismo? “Trasformista” è un termine usato in senso spregiativo per qualificare negativamente chi cambia facilmente opinione e, in politica, chi lo fa con spregiudicatezza, cinismo e mero calcolo opportunistico. In realtà la pratica del trasformismo politico italiano ha una storia un po’ più complessa e forse nobile.

Nella tragedia di Sofocle Edipo uccide il padre e sposa la madre: prima del capolavoro, il mito, più tardi, molto più tardi, Sigmund Freud. Difficile trovare nella cultura occidentale qualcosa di più persistente. Proviamo a metterla in politica. Sovente i padri annichiliscono, mettono in scena confronti imbarazzanti e insostenibili, così – se metaforicamente non li uccidiamo – qualsiasi progresso ci appare sogno irraggiungibile nel mare in tempesta.