Della prima donna di cui mi sono innamorato ricordo solo le trecce bionde e gli occhi azzurri. Avevo credo 10 o 11 anni e lei si chiamava Rebecca Thatcher. Mi preferì Tom Sawyer e le sue Avventure: questa fu l’esperienza primaria del leggere e dell’innamorarsi di un ritratto sconosciuto. Lo scrittore narra, descrive, riassume un personaggio, eppure questo rimane sfocato e la nostra immaginazione è chiamata a completarlo.

Nato nel 1952, mi sento di appartenere a quella generazione, forse l’ultima, che ha vissuto, o ha  coscienza e memoria storica del nostro ‘ultimo medio evo’. Tale può considerarsi il periodo del dopoguerra, ovvero gli anni ‘40 – ‘60 del secolo scorso; gli anni degli stenti, della fame, dei sacrifici, del pane duro, dell’esodo, della emigrazione; anni di povertà, in cui si soffriva la mancanza di cibo, dove era altissima la mortalità infantile e ancora bassa l’aspettativa di vita.

Si pacem vis para bellum. Se vuoi la pace, devi essere pronto a combattere, dicevano i Romani, Pólemos è il padre di tutte le cose, cantavano i presocratici, quando la filosofia era canto. Ma che cos’è la guerra?  Ancora oggi, possiamo definirla una fonte attraverso cui gruppi umani si procurano la prosperità. Nella nostra società è una verità occultata.

Ore 22 e 30 del 17 ottobre 2019, con altri colleghi esco da un ristorante nel cuore di Beirut, uno di quei locali dove la straordinaria cucina libanese si accorda attraverso decine di mezzeh, microportate che esaltano spezie, legumi e verdure con infinita e millenaria fantasia. Tra i tavoli canti e balli improvvisati, sintomo evidente di una felicità cercata ed esibita, il tratto più evidente di un popolo composito, vitale e martoriato.

Il concetto estetico di magrezza racchiude un complesso universo di motivazioni, in cui si mescolano questioni mediche e risvolti patologici, benessere psico-fisico, aspetti culturali e implicazioni socio-antropologiche, con evidenti ripercussioni sulla persona e il suo ruolo sociale.

C’è una cosa terribile in questo mondo, che molta gente impieghi la stessa passione per essere felice e l’altra metà per impedire agli altri di esserlo. Socrate la definiva l’ulcera dell’anima, ma come questa non ti accorgi del suo insorgere se non quando è tanto grande da essere fuoco e bruciarti intensamente dentro.  

Il campionato post lockdown è terminato: la Juventus (“un esperanto anche calcistico”, suggerì Giovanni Arpino) ha conquistato il suo nono scudetto consecutivo, permettendo all’allenatore Maurizio Sarri di ottenere il suo primo titolo di prestigio in Italia. È stato un torneo, dettato dal Covid, assurdo e paradossale, senza pubblico sulle gradinate,

E’ evidente che per un un bibliofilo non c’è niente di più entusiasmante di aver a propria disposizione una biblioteca. Una biblioteca grande e organizzata, ordinata, profumata, senza polvere da rimuovere. Non sono mai stato un topo da biblioteca, inteso come qualcuno che non ami stare fuori, camminare, discutere – anzi.

2 agosto 1980, alle 10.25 un boato sconvolge la stazione ferroviaria di Bologna: una valigetta con un ordigno a tempo (23 kg di esplosivo, una miscela di tritolo, T4 e nitroglicerina), scoppia causando il crollo dell’ala ovest dell’edificio, mentre l’onda d’urto investe il treno Adria Express, fermo sul primo binario, e distrugge 30 metri di pensilina.

È frequente che chi si trovi a fotografare, commetta un inconsapevole peccato di presunzione: quello di ritenere che lo scatto abbia che fare con la ‘realtà’. La fotografia è assunta da sempre a titolo di verità, circoscritta nel tempo e nel luogo, testimonianza inconfutabile poiché si presume che l’unico intermediario fra essa e l’oggetto fotografato sia un meccanismo inerte: la macchina fotografica. Questo errore si è perpetuato nel tempo.